I bambini bilingue sono sempre più numerosi anche in Italia: il fenomeno dell’immigrazione – esponenzialmente cresciuto nell’ultimo decennio – ha, infatti, reso naturale la nascita di coppie miste che con l’arrivo di un figlio hanno reputato opportuno lavorare sul bilinguismo per trasmettere la conoscenza delle lingue d’origine di entrambi i genitori.

Tuttavia persiste tra i non addetti ai lavori l’opinione secondo la quale il bilinguismo infantile non sarebbe positivo in toto. Proprio per questo, un’adeguata informazione è un buon punto di partenza per scegliere in maniera consapevole se avviare o meno un figlio alla conoscenza precoce di una seconda lingua.

bilinguismo

I benefici del bilinguismo: un breve recap

Abbiamo già sottolineato quanto il nostro cervello sia perfettamente in grado di gestire e assimilare più di una lingua in maniera simultanea e a partire dalla nascita. Per i bambini, infatti, il processo di apprendimento si sviluppa spontaneamente e si consolida nel corso della crescita. Gli effetti positivi del bilinguismo, proprio in virtù di questo presupposto, sono ravvisabili sia nel campo linguistico, sia da un punto di vista personale. Tra i tanti valori aggiunti che il bilinguismo apporta, vogliamo ricordare i più ricorrenti, come:

  • la maggiore consapevolezza della struttura del linguaggio
  • la maggiore capacità di distinguere tra forma e significato delle parole
  • Una più ampia flessibilità mentale, che porta anche i più piccoli a sviluppare ottime capacità di multitasking e problem solving in età adulta
  • una spiccata apertura mentale che induce i bambini a sentirsi sin da subito cittadini del mondo e a diventare tolleranti
  • uno sviluppo di skill artistiche
  • ottime capacità di espressione e comunicazione, ravvisabili anche nel rendimento scolastico che solitamente è superiore alla media conseguita dai bambini monolingue
  • un effetto ritardato delle malattie cognitive, solitamente frequenti nella terza età.

Il bilinguismo ha effetti negativi?

Per molto tempo si è creduto che il bilinguismo potesse causare ritardi nel processo di apprendimento linguistico dei piccoli: soprattutto il fenomeno del code-switching, ossia il passaggio repentino e quasi automatico da una lingua all’altra, è stato fonte di preoccupazione perché associato a sentimenti di confusione e di incomprensione.

Senza allarmarsi, è bene riflettere sul fatto che il bambino bilingue può inserire in un discorso vocaboli appartenenti a lingue diverse perché li ritiene più pertinenti e non perché è confuso. Il code-switching è un fenomeno naturale che non deve preoccupare: i bilingui possiedono competenze linguistiche coerenti e stabili.

Può inoltre capitare che un bambino bilingue inizi a parlare con un leggero ritardo rispetto alla media, come pure può succedere che il suo vocabolario sia inizialmente più scarno rispetto a quello di un coetaneo monolingue. Tuttavia si tratta di fenomeni passeggeri, che si risolvono velocemente e non lasciano alcuna traccia di sé.

 

Pertanto la negatività del bilinguismo resta oggi una mera credenza popolare, non veritiera né suffragata da teorie scientifiche. Medici, psicologi del linguaggio e psicologi infantili ritengono, non a caso, dopo numerosi studi e molteplici test clinici, che il bilinguismo non solo non sia nocivo, ma sia addirittura sempre utilepositivo per il processo di crescita e di sviluppo cognitivo dei bambini, purché venga stimolato e sviluppato correttamente.

I bimbi hanno infatti un’attitudine spontanea e naturale a discernere suoni diversi e ad associarli a specifiche lingue. Il bilinguismo o il multilinguismo viene inconsciamente percepito dai più piccoli come un aspetto di differenziazione delle persone al pari di voci, attitudini o espressioni differenti. Pertanto i bambini riescono in maniera naturale e assolutamente sana ad apprendere due o più lingue contemporaneamente e senza creare confusione, senza sforzo eccessivo e senza esiti negativi sull’andamento scolastico futuro.

Come stimolare i più piccoli in maniera corretta durante la fase di apprendimento 

Per favorire lo sviluppo del  bilinguismo  è bene offrire ai bimbi molti incentivi e stimoli che non rendano l’apprendimento costrittivo e, quindi, fonte di rifiuto.

Tra i vari metodi da adottare in casa, citiamo quello comunemente chiamato “metodo un genitore, una lingua” che, tuttavia, deve essere potenziato anche fuori dalle mura domestiche per evitare che il bambino associ un determinato sistema linguistico a uno specifico ambiente.

“Pertanto se desideri che tuo figlio, oltre all’italiano, parli anche inglese è importante che frequenti contesti estranei alla famiglia ma sicuri e positivi, in cui l’inglese venga comunemente utilizzato”

E’  fondamentale far sì che il bilinguismo non crei imbarazzo e non metta in difficoltà i piccoli per non indurre in loro reazioni di rifiuto. Imporre l’uso di una determinata lingua in momenti o situazioni particolari non è un’ottima idea. Meglio lasciare al bambino la libertà di reagire spontaneamente al contesto in cui si trova a dover comunicare.

Molto importante è anche ricordarsi di non far percepire al bambino una delle due lingue come secondaria rispetto all’alta: esporre i piccoli a contesti diversificati ma linguisticamente bilanciati, al contrario, garantirà loro di potersi sentire a proprio agio in ogni situazione linguistica.

Fondamentale è esporre il bambino a due lingue contemporaneamente per sfruttare al massimo le sue capacità cognitive e la sua naturale predisposizione all’apprendimento: al contrario, cercare di insegnare la “lingua meno importante” dopo che il bimbo abbia già metabolizzato la lingua “madre” è una scelta non sempre vincente.

Quali pratiche educative evitare se si vuole rendere il bilinguismo un processo spontaneo

Assolutamente da evitare dovranno, invece, essere le situazioni forzate che potrebbero causare un rifiuto totale di una o più lingue, sortendo l’effetto contrario. Monitorare e festeggiare i progressi, infine, pensiamo possa essere fondamentale per avere traccia della consapevolezza linguistica del bambino e decidere come eventualmente rafforzarla.

Scegliere di iscrivere tuo figlio a un camp estivo, a una scuola internazionale e, più avanti con l’età,  discutere con lui della possibilità di fare parte degli studi all’estero può essere, per esempio, un modo per coinvolgerlo attivamente e indurlo a frequentare altri coetanei che parlano e comprendono due o più lingue differenti. Non credi?

 

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