In un mondo globalizzato e interconnesso, come il nostro, essere bilingue può fare davvero la differenza? Ma da dove partire? A quale età e, soprattutto, quali sono i vantaggi che rendono consigliabile questa scelta?

Queste e molte altre sono le domande che tantissimi genitori oggi si pongono: madri e padri ambiziosi, lungimiranti e sensibilmente capaci di vedere il contesto sociale in cui viviamo anche come un bacino di grandi opportunità e forti stimoli per i loro figli.

bilinguismo

Diventare cittadini del mondo, tuttavia, non significa semplicemente conoscere più di una lingua ma padroneggiarla, essendo capaci di utilizzare due sistemi linguistici differenti e, in un certo qual modo, intercambiabili.

Ma come fare per acquisire tali competenze? E, soprattutto, in quale fase della vita conviene cominciare?

I tempi del bilinguismo infantile: quando iniziare

Sicuramente, anche in questo caso, fa fede il detto “prima è, meglio è”: tra i 3 e i 7 anni è, infatti, scientificamente dimostrato che i bambini riescano intuitivamente a imparare una lingua straniera. Dagli 8 anni in poi, invece, l’apprendimento, diventando di tipo deduttivo, necessita di scolarizzazione. Fondamentali, per questo, diventano due fattori:

  • Il tempo di esposizione alla “lingua secondaria”, che deve essere pari o persino superiore rispetto a quello trascorso a contatto con la “lingua prevalente”, che di solito coincide con quella parlata nel paese in cui si vive;
  • L’interesse che il bambino deve sviluppare, scoprendo che esistono più parole (significanti) per chiamare le stesse cose (significati).

Soprattutto questo aspetto, come sottolinea Barbara Abdelilah – Bauer in Guida per genitori di bambini bilingui, arricchirà i vostri figli sin da piccolissimi da un punto di vista sensoriale e psicologico.

Ma attenzione, è necessario avere un piano: capire le modalità adatte all’apprendimento, i tempi giusti e gli strumenti necessari da utilizzare per facilitare la conoscenza profonda di una seconda lingua è un passo indispensabile da compiere. Hai bisogno di investire tempo ed energia per motivare i tuoi figli ma, soprattutto, di costanza. I bambini dovranno capire perché è appropriato parlare una determinata lingua in un preciso contesto e dovranno essere in grado di passare da un registro all’altro in base all’utilità richiesta.

 

I vantaggi pratici e culturali del bilinguismo

E’ ormai noto che il bilinguismo, essendo un’enorme fonte di arricchimento, aiuti gli adulti di domani ad avere una visione pluridimensionale della realtà. Attraverso un’importante sensibilizzazione, l’apprendimento di due o più lingue non è mai esente anche da vantaggi pratici e grandi opportunità.

Come evidenzia L’Economist, chi padroneggia più lingue possiede, rispetto a chi ne parla una sola, una gamma comportamentale più ampia, un’intelligenza più spiccata e una maggiore attitudine al multitasking. Non è certo casuale che il multilinguismo dei lavoratori svizzeri abbia ripercussioni positive su tutta l’economia del Paese, contrariamente a quanto accade nel Regno Unito dove il forte attaccamento alla sola lingua madre pare danneggi fortemente il PIL della Nazione.

Infine, ma non per importanza, il bilinguismo oltre a rendere i bambini biculturali e svegli (o multiculturali e sveglissimi!), li rende adolescenti più sicuri, in grado di intessere relazioni autentiche e adulti capaci di negoziare, di risolvere razionalmente e velocemente i problemi e di ammalarsi più raramente.

Sì, avete letto bene: il bilinguismo è anche un bonus per la salute. Chi possiede una L2, ritarda di quasi cinque anni il rischio di Alzheimer perché preservando la “riserva cognitiva”, contrasta gli effetti nocivi di questa neuropatologia.

Mica male, vero?  E voi, siete stati bambini bilingui? Avete figli a cui volete dare questa grande opportunità o siete scettici e intimoriti perché vi sembra di non sapere proprio da dove cominciare?

 

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